Il consumismo e Il romanticismo

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Translation by: Joshua Lavorini

Qual’è la relazione fra il consumismo e il romanticismo? È vero che le persone di Europa da 1780 in avanti si costruissero come consumatori di quello che noi oggigiorno chiameremmo romanticismo, e se sì, con quali mezzi, e in quali luoghi? Stiamo ancora abitando con, e per, questi mezzi di consumazione nel mondo di oggi? Ecco le domande che controlleranno la formazione di questa collezione, e alle quali offre delle risposte parziali, ma educative.

La collezione si concentra su tre mentalità e le collegate pratiche che caratterizzavano il periodo romantico. La prima mentalità è il nuovo valore che si concedeva ai manscritti, cioè a quelli che erano collegati ai poeti. La storia dell’origine e i proprietari di un manoscritto autografo di circa 40 versi dell’epico polacco di Adam Mickiewicz, Pan Tadeusz (1834) illustra come i poeti di quando in quando rompevano o riproducevano i loro propri manoscritti autographi per i loro ammiratori, e illustra anche come questi brandelli diventavano successivamente dei pezzi da collezione. Ma anche mette in discussione la questione di perché i manoscritti diventarono quasi feticci all’inizio.

Questo problema viene delucidato dalla discussione di due pagine dal Grasmere Journal di Dorothy Woodsworth, ed è prova del nostro fascino continuo, e probabilmente romantico, per il manoscritto olografo. Il Grasmere Journal ha raggiunto solo relativamente di recente lo status di un documento romantico, e questo perché promette l’accesso istantaneo ai ‘materiale localizzato e con scadenza, e le tracce oscure del processo creativo’, in questo caso, al componimento di una delle poesie più famose di William Wordsworth, <To Daffodils>. Il potere del manoscritto romantico si rivela essere che è unico, e ‘reale’ in modo unico.

La seconda mentalità è il desiderio di creare ed evidenziare dei luogi d’inspirazione romantica, e di consumarli come se fossero ambiguamente locali, nazionali e cosmopoliti, tutti insieme. Il desiderio campanilistico di esporre il diario di Dorothy Wordsworth “nel proprio luogo dove si scrisse” viene motivato da questa voglia. Anche il destino bizarro della sedia da cucina di Shakespeare, la quale, collezionata dalla principessa Czatoryski mentre viaggiava in Europa, arrivò a Polonia, dove fu inserita in un giardino pianificato fabrique, il quale commemorava il migliore dell’intelletto e ispirazione europei, ma era un luogo soffuso dal nazionalismo romantico, una pia illusione. La collezione della principessa serviva anche dramatizzarla come una consumatrice romantica – ed una delle caratteristiche di coloro che consumavano il romanticismo è che volevano essere considerati consumatori di gusti esigenti. Questo, in ogni caso, è un modo di leggere la fama de La Temple de la Nature nella valle di Chamonix in Svizzera, una fama che dipendeva, da una parte dal suo accesso a una delle viste più celebri del periodo, il Mer de Glace, ma dall’altra parte dai suoi libri degli ospiti, i quali offrivano l’opportunità di sfogliare una gamma incredibile di risposte ed effusioni, presumibilmente scritti dai gran capi di tutta Europa, di trascriverne quelli che garbavano, e di aggiungere una propria prova romantica.

L’ultimo paio di esposizioni che si includono qui descrivono due modi diversi nei quali il romanticismo è stato cristallizzato e consumato dalla commemorazione. La scatola da viaggio di Teresa Guccioli iniziò la sua vita come un pezzo di attrezzatura da viaggio palesemente consumista, e poi diventò un reliquiario riempito da lettere d’amore e altri mementi dedicati al suo amante, George Gordon, Lord Byron, la quale ‘lo metteva insieme, lo elencava, e lo rinchiudeva’, e che è adesso destinato a divenire un’esposizione nel Museo Byron a Ravenna, ciò completerà una mossa dal dominio privato a quello pubblico. Questa mossa dalla commemorazione privata a quella pubblica anche viene incarnata dalla scultura del morto Shelley, commissionata da un discendente suo per il suo sepolcro nel Cimiterio Acattolico per Stranieri a Roma, ma commissionata (nello spirito della venerazione tardo-vittoriana di Shelley) per indicare il centenario della sua nascita, ed era dopotutto destinato alla installazione quasi-pubblica nel college che l’aveva espulso per il suo ateismo, University College, Oxford.